Sentenze – Corte di Giustizia Europea sul controllo dell’email aziendale

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che una società privata non viola il diritto alla privacy dei propri dipendenti quando – in casi particolari ed a determinate condizioni – controlla le loro comunicazioni sugli account aziendali.

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La Corte ha deciso il ricorso di un ingegnere romeno licenziato per inadempimento contrattuale, provato anche dall’utilizzo per fini personali, in orario di lavoro, della mail aziendale. Con tale pronuncia, la Corte si è limitata a ritenere non irragionevole il bilanciamento tra privacy dei dipendenti ed esigenze datoriali, affermato dai Giudici romena che avevano deciso il caso favorevolmente al datore di lavoro.

 

Nel caso di specie il controllo è stato ritenuto legittimo in quanto: a) l’azienda aveva informato i dipendenti delle condizioni d’uso della mail aziendale, che non ne consentivano l’utilizzo per fini personali; b) il monitoraggio delle mail è stato limitato nel tempo e nell’oggetto, nonché strettamente proporzionato allo scopo di provare l’inadempimento contrattuale del lavoratore (desunto da altri elementi), la cui scarsa produttività aveva determinato e legittimato il licenziamento; c) l’accesso alle e-mail del lavoratore da parte datoriale è stato legittimo proprio perché fondato sul presupposto della natura professionale del contenuto delle comunicazioni (come da contratto avrebbe dovuto essere); d) l’identità degli interlocutori del lavoratore non è stata rivelata in sede giurisdizionale; e) l’azienda non ha avuto accesso ad altri documenti archiviati sul computer del lavoratore; il contenuto delle comunicazioni non è stato oggetto di sindacato da parte datoriale nel giudizio, ma soltanto il carattere personale delle mail inviate nell’orario di lavoro, con conseguente riduzione della produttività del dipendente; f) il dipendente non ha motivato la ragione dell’utilizzo della mail aziendale per fini personali.

A commento della sentenza il Garante della Privacy italiano ha sottolineato che la Corte di Giustizia Europea ha stabilito il principio (non nuovo) per cui i controlli datoriali sull’attività lavorativa sono ammissibili soltanto nella misura in cui siano strettamente proporzionati e non eccedenti lo scopo di verifica dell’adempimento contrattuale. Essi devono essere inoltre limitati nel tempo e nell’oggetto; mirati (dunque non massivi) e fondati su presupposti (quali in particolare l’inefficienza dell’attività lavorativa del dipendente) tali da legittimarne l’esecuzione. Infine, devono essere già previsti dalla policy aziendale, di cui il dipendente deve essere adeguatamente edotto.