GPS E CONTROLLI A DISTANZA

CASSAZIONE N. 20440/2015

GPS e licenziamento.
Nel caso esaminato dalla Corte un lavoratore era stato licenziato in quanto era stato appurato, anche attraverso il controllo a distanza attuato mediante l’istallazione di un G.P.S della posizione in cui si trova il lavoratore durante l’orario di lavoro, che in molti casi il dipendente faceva pause non consentite, recandosi in bar o altri locali di ritrovo anche lontani dal territorio assegnatogli.

 

 

La Corte di Cassazione, nel confermare la sentenza della Corte d’Appello che aveva dichiarato la legittimità del licenziamento, ha sottolineato che “gli artt. 2, 3 e 4, L. cit. impongono modi d’impiego, da parte del datore di lavoro, delle guardie giurate, del personale di vigilanza e di impianti ed attrezzature per il controllo a distanza. I relativi divieti riguardano il controllo sui modi di adempimento dell’obbligazione lavorativa ma non anche comportamenti del lavoratore lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale. Non sono perciò vietati i cosiddetti controlli difensivi, intesi a rilevare mancanze specifiche e comportamenti estranei alla normale attività lavorativa nonchè illeciti. Controlli eseguibili anche mediante agenzie investigative private (Cass. 4 marzo 2014 n. 4984, 23 febbraio 2012 n. 2722, 14 febbraio 2011 n. 3590, 7 giugno 2003 n. 9167, 3 aprile 2002 n. 4746, 17 ottobre 1998 n. 10313, 25 gennaio 1992 n. 829).
Ciò tanto più vale quando il lavoro dev’essere eseguito, come nel caso di specie, al di fuori dei locali aziendali, ossia in luoghi in cui è più facile la lesione dell’interesse all’esatta esecuzione della prestazione lavorativa e dell’immagine dell’impresa, all’insaputa dell’imprenditore”.

Si tratta di una pronuncia interessante anche alla luce della recente nuova formulazione dell’art. 4 St. Lav. ad opera del d. lgs. n. 1515/2015.

Occorre però sottolineare come la sentenza in esame, che ovviamente si riferisce a fatti accaduti sotto la vigenza della vecchia formulazione dell’art. 4 St. Lav., non si occupa in nessun modo di verificare se l’installazione e l’utilizzo del GPS sia stata o meno conforme alla normativa sul trattamento dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 2003), profilo che non risulta sollevato in causa.

Oggi, infatti, con la nuova formulazione del citato art. 4 le informazioni raccolte attraverso strumenti installati per finalità necessariamente diverse dal mero controllo a distanza dell’attività di lavoro sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal Codice della Privacy.

La cautela sarà quindi d’obbligo.