Prime applicazioni pratiche del nuovo rito “Fornero” sui licenziamenti.

Il nuovo rito sui licenziamenti è riservato, come noto, ai licenziamenti intimati nell’ambito della c.d. tutela reale (ossia nella aziende che occupano più di quindici dipendenti).

Ma che succede nei casi, tutt’altro che rari, in cui un ricorso sia introdotto con il nuovo rito sul presupposto di applicazione dell’art 18 st lav ed all’esito dell’istruttoria si accerti che la società occupava meno di quindici dipendenti?

Il Tribunale di Venezia, con ordinanza del 2 ottobre 2012 – est. Bertolaso, ha ritenuto che il nuovo rito è applicabile il nuovo rito ai soli licenziamenti intimati nell’ambito della tutela reale e dunque, nel caso in cui tale requisito sia assente, non è possibile disporre il mutamento del rito, ma occorre dichiarare l’inammissibilità del ricorso dal momento che nella riforma manca una norma che raccordi il nuovo rito con il rito classico, diversamente da quanto accade ex art. 426 cpc con il rito a cognizione ordinaria.

Il Tribunale di Roma si è invece espresso in senso opposto (ordinanza dal 31 ottobre 2012) affermando che “nel silenzio del legislatore” può “farsi riferimento all’art. 4. Del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150, con il quale il legislatore ha optato per la soluzione del mutamento di rito tutte la volte in cui una della controversia da trattare secondo uno dei modelli considerati dal decreto sia promossa seguendo un rito diverso da quello stabilito dallo stesso decreto legislativo per quella categoria di controversie”. Nella specie, appurato l’insussistenza del requisito dimensionale della società convenuta, il Giudice ha disposto la conversione del rito, rinviando ad una successiva udienza, concedendo alle parti termine per l’integrazione delle rispettive difese.